31 Gennaio 2018

Le cisti renali: quando richiedono un monitoraggio?
in quali casi è necessaria la biopsia o l'asportazione?

cisti renale

Le cisti renali sono molto frequenti: la probabilità che vengano riscontrate in corso di un esame ecografico o una TAC addominale nei pazienti sopra i 50 anni si aggira intorno al 40%.

Le formazioni cistiche sono sacche a contenuto liquido e pareti sottili, che possono svilupparsi in praticamente qualsiasi parte del nostro corpo, le più comuni a livello tiroideo, renale, ovarico, articolare, epatico. Generalmente sono asintomatiche e vengono riscontrate casualmente nel corso di esami radiologici eseguiti per indagare su altre patologie. Per questo motivo si definiscono spesso reperti “occasionali” o “incidentali”.

La maggior parte delle formazioni cistiche sono di natura benigna, congenita o acquisita, non devono destare preoccupazione nel paziente, e spesso non necessitano ulteriori accertamenti o controlli evolutivi.

Esistono però anche tumori maligni ad aspetto cistico, ed è importante, pertanto, che una volta riscontrata la presenza di una cisti, il medico che effettua la diagnosi si assicuri che questa non abbia caratteristiche di natura “sospetta per neoplasia”. In ogni organo le considerazioni da fare sono differenti; in questo articolo analizziamo in particolare cosa è importante “non trascurare” nel caso delle cisti renali.

Le cisti renali semplici:

cisti renale semplice

La diagnosi radiologica di “cisti renale semplice” è certa quando la formazione è a contenuto completamente liquido (definita “anecogena” all’esame ecografico, o ”ipodensa” all’esame TAC) e presenta pareti sottili e regolari. In questi casi non sono neccessari altri accertamenti.

L’unico caso in cui è opportuno effettuare un monitoraggio evolutivo di una cisti renale semplice è quando questa presenta dimensioni considerevoli, con il rischio di provocare effetto compressivo sulle vie escretrici urinarie, sulle strutture vascolari addominali o sugli organi adiacenti, oppure di associarsi a sintomatologia dolorosa o a “senso di peso”. In alcune occasioni – in presenza di cisti semplici particolarmente voluminose e/o sintomatiche - si può arrivare alla decisione di intervenire.

Le cisti renali complesse:

Si utilizza il termine di “cisti complessa” nel caso in cui invece siano visibili all’indagine ecografica, TAC o di risonanza magnetica, caratteristiche particolari non tipiche delle cisti semplici, come la presenza di:

cisti renale complessa

In questi casi si deve prendere anche in considerazione l’ipotesi che si tratti di patologia infiammatoria o infettiva, o di origine vascolare, post-traumatica, o tumorale.

La valutazione del paziente in questi casi deve comprendere anche una dettagliata analisi della sua storia clinica, ovvero si deve conoscere la presenza o meno di eventuali patologie associate (infezioni, vasculopatie, immunodepressione…), si deve indagare su pregressi traumi addominali, e sul rischio oncologico del paziente (familiarità, esposizione a sostanze cancerogene, altre neoplasie diagnosticate precedentemente…).

In base a tali considerazioni, e all’aspetto morfologico della formazione cistica, si può decidere su come procedere con le indagini, ed effettuare, in ordine di maggiore invasività:

La classificazione di Bosniak:

Nel 1986 Il professor Bosniak propose una classificazione radiologica delle cisti renali che prevede di suddividerle in 4 classi in base al rischio che in esse siano presenti cellule tumorali maligne. Questa classificazione è basata sulle caratteristiche morfologiche e sulle dimensioni delle cisti all’esame ecografico o TAC.

Più recentemente, nel 1997, la classe II è stata sdoppiata da Bosniak in due distinte sottoclassi (II e II F), pertanto le classi utilizzate attualmente sono 5.

In presenza di una cisti renale, l’urologo deciderà l’appropriato iter diagnostico e/o terapeutico del paziente, basandosi soprattutto su tale classificazione. E’ pertanto importante che il medico radiologo refertatore specifichi, qualora la cisti non sia una “cisti semplice”, a quale altra "classe di Bosniak” appartenga.

cisti renali Bosniak

I) Le cisti di Bosniak tipo I sono le cosiddette cisti benigne semplici, con pareti sottili e senza setti, calcificazioni e componenti solide. Il loro contenuto ha la stessa densità dell’acqua. In questi casi può anche non essere specificata la classe di rischio, e nel referto compare solo il termine “cisti corticale” o “cisti parapielica” a seconda della sede all’interno del rene, a volte con una breve descrizione su dove è localizzata e che dimensioni ha.

II) Le cisti di Bosniak tipo II sono cisti minimamente complicate: possono presentare sottili setti o fini calcificazioni; il contenuto può essere lievemente più denso dell’acqua ma senza assunzione del mezzo di contrasto. Si tratta anche in questo caso di cisti benigne che non richiedono particolari provvedimenti. In alcune situazioni – quando la diagnosi è basata solo sull’esame ecografico – il medico può richiedere l’esecuzione di un esame più accurato (come la TAC con il mezzo di contrasto o la risonanza magnetica). Una volta confermata la diagnosi non sono necessarie ulteriori indagini.

IIF) Le cisti di Bosniak tipo II F si differenziano dalla categoria II per la presenza di setti in maggior numero con eventuali ispessimenti, minime calcificazioni e/o lieve assunzione di mezzo di contrasto. Queste cisti nel 5-10% dei casi possono essere di natura maligna e pertanto è consigliato un controllo evolutivo per i successivi 5 anni dalla prima diagnosi.

III) Le cisti di Bosniak tipo III sono formazioni cistiche indeterminate che spesso hanno pareti o setti spessi e che assumono mezzo di contrasto. Sono di natura maligna nel 60-80% dei casi e – in assenza di un dato anamnestico rassicurante come un pregresso trauma o infezione renale – richiedono solitamente un dato istologico mediante biopsia transcutanea o esplorativa chirurgica.

IV) Se nel referto è indicata la presenza di una cisti di Bosniak tipo IV significa che l’aspetto è fortemente sospetto per neoplasia maligna. Queste cisti contengono infatti evidenti zone solide in grado di assumere mezzo di contrasto. In queste situazioni va sempre considerata l’indicazione ad un intervento chirurgico con asportazione della lesione.

Conclusioni:

Le cisti renali rappresentano una patologia estremamente frequente. Nella maggior parte dei casi si tratta di cisti semplici, il cui comportamento è assolutamente benigno e non è richiesto alcun trattamento. Solo quando questo tipo di cisti risulta particolarmente voluminoso può essere richiesto un monitoraggio ecografico. In presenza di sintomi da compressione può essere valutata l’indicazione all’asportazione.

La presenza di una cisti renale complessa richiede invece maggiore attenzione, dato che in una percentuale variabile di casi può avere una natura maligna. Per valutare il rischio di malignità di una cisti renale complessa - e di conseguenza stabilire gli appropriati trattamenti – ci si basa soprattutto sulla classificazione di Bosniak.

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